02 Febbraio 2026By

Regia: Takeshi Miike |
Anno: 1999 |
Nazionalità: Giappone |
Produzione: Mikado Film, CG Entertainment |
Durata: 115 min |
Voto 4 su 5
Il film che ha insegnato al mondo che "fare casting" può essere molto più pericoloso di un colloquio alle Poste.

Audition: Come trasformare un Tinder analogico in un incubo

Le premesse di Audition sono di un patriarcale che fa quasi tenerezza: Shigeharu, vedovo inconsolabile, decide di rimettersi in gioco in amore. Ma invece di scaricare un’app, usa il potere del cinema per organizzare un’audizione farlocca. Tecnicamente parlando, la prima ora è un melodramma j-pop girato con una pulizia formale che sembra quasi un film di Ozu sotto Lexotan. Inquadrature fisse, ritmi dilatati, toni caldi. Ti culla, ti annoia quasi. Ti senti al sicuro: Miike ti sta vendendo una Panda usata tenuta benissimo.

Poi arriva Asami. Bianca, eterea, con quel sacco di iuta in salotto che si muove..e lì capisci che la garanzia della Panda è scaduta. Il film decide di andare da un’altra parte e li si discende negli abissi, Miike utilizza il montaggio parallelo e alternato per mescolare flashback, sogni e realtà, creando una frammentazione psichica che riflette il crollo del protagonista. Espressionismo visivo applicato al dolore fisico. Il montaggio si frammenta, la cronologia salta (grazie a un editing che sembra un brutto viaggio di acido) e la realtà si piega sotto il peso dei traumi repressi.

Se la prima parte è statica, il finale è una masterclass di tensione insostenibile: io l’ho visto a più riprese e a fatica. Miike usa il sonoro in modo sadico: quel kiri-kiri-kiri (il rumore del filo d’acciaio) non è solo un effetto audio, è un proiettile conficcato nel sistema nervoso dello spettatore, qualcosa che, nel mio cervello rettiliano associo a qualcosa che sta per rompersi, ma chissà perché non riesce a farlo. Anzi sta lì. Mannaggia! 

Nota per il cinefilo: È una critica spietata al male gaze (lo sguardo maschile): Shigeharu voleva una donna "da copione" sottomessa, silenziosa obbediente , ma Asami gli ha riscritto il finale. Letteralmente. A pezzi.

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